Fecondazione Assistita: Diventare Genitori dopo il “Cancro”

pubblicato 18 mar 2015, 16:53 da Marco Barone   [ aggiornato in data 18 mar 2015, 16:54 ]

Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati almeno 30 nuovi casi di tumori in età inferiore ai 40 anni.  La possibile comparsa di sterilità o d’infertilità  secondaria alle terapie antitumorali e il disagio psicologico  ad essa legato sono temi di importanza crescente, non solo in considerazione del miglioramento della prognosi in pazienti in età riproduttiva ma anche per lo spostamento in avanti dell’età alla prima gravidanza nei paesi occidentali.

Ma cosa si intende per infertilità?

L’infertilità è l’incapacità di concepire dopo un anno di rapporti sessuali non protetti. I trattamenti anti-proliferativi (radio e chemioterapia) sono associati ad elevato rischio di infertilità transitoria o permanente. Questi effetti sono piuttosto variabili e dipendono dalla classe di farmaci, dose e posologia nonché  estensione, sede e dose di irradiazione, sesso ed età del paziente. Anche la patologia stessa da sola può compromettere lo stato di fertilità del soggetto a prescindere dalla terapia. A questo punto risulta di notevole importanza preservare la propria fertilità attraverso la crioconservazione, in azoto liquido, dei propri gameti (spermatozoi e ovociti) al fine di poterli riutilizzare dopo il trattamento antitumorale in procedure di fecondazione assistita.

La crioconservazione degli spermatozoi richiede una semplice raccolta del campione di liquido seminale e sarà poi il biologo a procedere all’isolamento e al congelamento delle cellule, le quali resistono bene alle basse temperature. 

Nella donna la procedura è più invasiva, spesso richiede una stimolazione ormonale e un piccolo intervento chirurgico (pick-up ovocitario) per il prelievo degli ovociti. 


Queste cellule, a differenza dei gameti maschili, sono particolarmente sensibili alle procedure di crioconservazione ma oggi grazie alla tecnica della vitrificazione i tassi di sopravvivenza post-scongelamento e le gravidanze cliniche rendono questa metodica più sicura ed efficiente, ponendosi come un’opportunità concreta per le giovani pazienti oncologiche. E’ quindi importantissimo la comunicazione fra oncologi e Centri di Riproduzione Assistita al fine di indirizzare il paziente verso il percorso ottimale per diventare genitore anche dopo una patologia difficile come il cancro.

Associazione Farma e Benessere

Dott. Francesco Coretti

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