Neuroni ricavati dalla pelle: nuovo trattamento per la sclerosi multipla?

pubblicato 04 nov 2013, 06:46 da Marco Barone   [ aggiornato in data 21 set 2014, 15:26 ]

"Cellule della pelle trasformate in cellule staminali cerebrali in grado di migliorare il trattamento dei pazienti affetti da malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale come la sclerosi multipla: è quanto sono riusciti a farin uno studio pubblicato su Nature"



Cellule della pelle trasformate in cellule staminali cerebrali in grado di migliorare il trattamento dei pazienti affetti da malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale come la sclerosi multipla: è quanto sono riusciti a farin uno studio pubblicato su Nature Communications un gruppo di studiosi dell’Istituto di Neurologia sperimentale (INSpe) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano coordinati da Gianvito Martino.



 

Lo studio, condotto per ora su modelli murini, mette in luce come le cellule della pelle – una volta riprogrammate in staminali cerebrali - siano in grado di ricostruire i danni alla mielina tipici della malattia, determinando un significativo miglioramento, sia clinico che neuropatologico, della malattia. Le cellule trapiantate riducono infatti l’entità del danno e sollecitano la produzione di nuova mielina (la guaina glicoproteica che ricopre i nervi, essenziale nel favorire e accelerare la trasmissione degli impulsi elettrici con i quali le cellule del sistema nervoso comunicano tra di loro) in grado di riavvolgere in maniera appropriata i nervi “denudati” dal processo infiammatorio. 

 

In particolare, due elementi di questa scoperta devono essere messi in evidenza, secondo i ricercatori: 1) la protezione dei nervi con una nuova guaina mielinica avviene in maniera rapida e adeguata poiché è mediata da un fattore neuroprotettivo prodotto dalle stesse cellule trapiantate, il leukemia inhibitory factor (LIF), e non dalla sostituzione delle cellule danneggiate con quelle trapiantate; 2) le cellule della pelle possono essere ottenute dallo stesso paziente nel quale vengono poi trapiantate, senza presentare potenziali problemi di rigetto.

 

Attualmente una cura per la sclerosi multipla non è ancora stata trovata. Le terapie disponibili si basano sull’impiego di farmaci che hanno hanno un’utilità soprattutto preventiva, e che non sortiscono quindi alcun effetto nelle fasi tardive di malattia e quando il danno mielinico si è già instaurato. La scoperta del San Raffaele, invece, apre nuove prospettive per i malati di sclerosi multipla, poiché, spiega Martino, "potrebbe rappresentare la base per lo sviluppo futuro di terapie innovative a base di staminali in grado di affrontare la malattia anche quando questa si è già instaurata e il sistema nervoso del malato risulta già compromesso”.


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