Disturbi del Comportamento Alimentare: Bulimia, Anoressia e Binge Eating Disorder

Oggi 15 Marzo 2015 si terrà la 4^ Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla lotta ai Disturbi del Comportamento Alimentare, complesse malattie che portano chi ne è affetto a vivere con l'ossessione del cibo, del peso e dell'immagine corporea.



Ma cosa si intende per disturbi del comportamento alimentare, cerchiamo di capirlo meglio insieme attraverso questo interessante ed intenso articolo.




"Per disturbi del comportamento alimentare si intende una sindrome caratterizzata da una persistente alterazione dell’alimentazione con assunzione e/o assimilazione inadeguata di cibo, non conseguenti a patologie internistiche. Si tratta di sindromi multifattoriali ad eziologia complessa comprendente una predisposizione genetica e fattori di tipo biologico,quali i diversi aspetti neuroendocrini e biochimici con alterazioni neurotrasmettitoriali,soprattutto a livello del sistema serotoninergico, così come fattori di carattere prettamente psicologico"

I disturbi del comportamento alimentare costituiscono un gruppo di patologie che comprende l’anoressia nervosa,la bulimia nervosa e di recente individuazione  il
binge-eating disorder (BED),per il quale esistono solo criteri di ricerca. 

Grazie al notevole interesse suscitato nei ricercatori, i disturbi del comportamento alimentare hanno raggiunto in questi ultimi anni una migliore definizione a livello diagnostico ed una maggiore accuratezza a livello clinico relativamente al decorso, alla prognosi e alle complicanze.

  La bulimia nervosa 

La Bulimia nervosa non è altro che un disturbo del comportamento alimentare. I pazienti affetti da tale patologia ingeriscono una quantità eccessiva di alimenti in un periodo di tempo limitato (abbuffata) e poi cercando di non ingrassare ricorrono a varie tecniche di “depurazione” :

· Vomito autoindotto,

· Assunzione di lassativi (compresse o sciroppi che velocizzano il transito intestinale).

Chi soffre di bulimia non si sente in grado di controllare la quantità di cibo assunta. I pazienti, inoltre, possono fare molto esercizio fisico, mangiare poco o niente o assumere diuretici per urinare di più e cercare di non ingrassare.

Diversamente dalle persone anoressiche, chi soffre di bulimia può essere normopeso e quindi non incorrere in una patologia grave. Tuttavia esattamente come gli anoressici i bulimici:

·  Hanno paura di ingrassare,

 

·  Cercano disperatamente di dimagrire,


· Sono profondamente insoddisfatti del proprio peso e del proprio aspetto fisico.


Cause


La bulimia colpisce soprattutto le donne che, da sole, rappresentano una percentuale variabile tra l’85 % e il 90% dei bulimici.

La bulimia non è semplicemente un problema con il cibo, le abbuffate possono essere provocate dalle diete, dallo stress o dalle emozioni negative, come la rabbia o la tristezza. Il vomito e le altre tecniche per evitare di ingrassare sono tutti modi per avere l’impressione di tenere meglio sotto controllo la propria vita e alleviare lo stress e l’ansia. Non esiste una causa unica per la bulimia, al contrario ci sono diversi fattori che possono risultare decisivi per lo sviluppo della patologia.

    • Cultura:  Nei paesi sviluppati le donne sono costantemente indirizzate verso un certo ideale di bellezza. Vedere ovunque immagini di donne perfette e magre rende difficile accettare ed amare il proprio corpo così com’è.

    • Famiglia: Se vostra madre o vostra sorella soffrono o hanno sofferto di bulimia, anche voi siete più a rischio. I genitori che fanno molta attenzione all’aspetto fisico, sono perennemente a dieta o criticano il corpo dei figli aumentano le probabilità che il proprio figlio soffra di bulimia.

    • Traumi o fonti di stress: Gli eventi traumatici, come lo stupro, o le fonti di stress, come l’inizio di un nuovo lavoro, possono causare la bulimia.

    • Personalità: Chi soffre di bulimia probabilmente non si piace, odia il proprio aspetto fisico o prova una profonda disperazione. Spesso ha forti sbalzi d’umore, ha problemi ad esprimere le emozioni negative o non riesce a controllare i comportamenti impulsivi.

    • Fattori biologici: Il patrimonio genetico, gli ormoni e i neurotrasmettitori probabilmente sono fattori che possono influire sulla comparsa della bulimia.




 Sintomi

Chi soffre di bulimia può essere magro o in sovrappeso, oppure mantenere il peso forma.
Le azioni tipiche della bulimia, ad esempio il vomito autoindotto, spesso sono eseguite di nascosto, perché il paziente si vergogna o si sente disgustato, quindi è difficile capire se il paziente è veramente bulimico. È possibile, però, fare attenzione ad alcuni segni premonitori. 

  Chi soffre di bulimia può ricorrere a tecniche estreme per perdere peso, ad esempio può:

   • Usare i farmaci dimagranti, diuretici o lassativi,
   • Andare in bagno dopo ogni pasto (per vomitare),
   • Fare molto esercizio fisico, anche quando fuori il tempo è brutto, quando non sta bene o è stanco,
 
  Chi soffre di bulimia può presentare i segni caratteristici del vomito, ad esempio:

   • Gonfiore alle guance o alla mandibola,
   • Calli o tagli sulle nocche (se usa le dita per provocare il vomito),
   • Denti più chiari del normale,
   • Occhi rossi (con capillari rossi in evidenza),

  Chi soffre di bulimia spesso soffre anche di altri problemi psichiatrici, ad esempio di:

   • Depressione,
   • Ansia,
   • Abuso di sostanze.

Le persone bulimiche, inoltre, possono avere un’immagine distorta del proprio corpo, che si manifesta con il pensiero di essere troppo grassi, con l’odio per il proprio aspetto fisico e con il timore di ingrassare.La bulimia, inoltre, può causare stati d’animo anomali: il paziente bulimico può avere sbalzi d’umore, può essere triste o può non avere voglia di uscire con gli amici.

 Pericoli

La bulimia può essere molto dannosa per l’organismo, come dimostra l’elenco seguente:

 Sangue:

    • Anemia

 Cervello:

    • Depressione,
    • paura di ingrassare,
    • ansia,
    • vertigini,
    • senso di colpa,
    • autostima bassa

 Cuore:

    • Battito irregolare,
    • indebolimento del muscolo cardiaco,
    • insufficienza cardiaca,
    • polso debole,
    • pressione bassa.

 Bocca:

    • Carie,
    • erosione dello smalto dei denti,
    • gengivite,
    • denti sensibili al freddo e al caldo.

 Fluidi corporei:

    • Disidratazione,
    • carenza di potassio, magnesio e sodio.

 Gola ed esofago:

    • Ulcere,
    • irritazione,
    • lacerazioni,
    • presenza di sangue nel vomito.

 Reni:

    • Problemi dovuti all’abuso di diuretici.
    • Muscoli.
    • Affaticamento.

 Stomaco:

    • Ulcere,
    • dolore,
    • lacerazioni,
    • rallentamento della funzionalità intestinale.

 Intestino:

    • Costipazione,
    • defecazione irregolare,
    • gonfiore,
    • diarrea,
    • crampi addominali.

 Pelle:

    • Abrasioni delle nocche delle mani,
    • pelle secca.

  Ormoni:

    • Assenza del ciclo mestruale,
    • ciclo irregolare.

Cura e terapia

Si può guarire dalla bulimia?

: i pazienti bulimici possono guarire, grazie all’aiuto di un’équipe formata da medici, nutrizionisti e psicologi

I medici aiutano il paziente a ristabilire un rapporto corretto con il cibo e ad affrontare i pensieri e le sensazioni negative. La terapia per la bulimia usa diverse tecniche, ma il successo della terapia dipende dal paziente.

Per liberare il paziente dalla necessità di abbuffarsi e di purgarsi, il medico può consigliargli di:

Ascoltare i consigli di un nutrizionista e di ricorrere alla psicoterapia, in particolare a quella cognitivo comportamentale
Farsi prescrivere dei farmaci

La terapia cognitivo comportamentale è mirata a riflettere sul ruolo importante che la mente assume nell’influenzare il nostro stato d’animo e le nostre azioni. 

La terapia cognitivo comportamentale specifica per la bulimia si è dimostrata efficace nel ridurre le abbuffate e gli atti compensatori, nonché nel modificare le abitudini alimentari. La terapia per la bulimia può essere individuale oppure di gruppo.

Alcuni antidepressivi come la fluoxetina (Prozac®), l’unico farmaco approvato dalla FDA per la terapia della bulimia, possono aiutare i pazienti affetti anche da depressione e/o ansia. 

La fluoxetina sembra anche in grado di:

ridurre l’alternanza tra abbuffate e atti compensatori,
diminuire il rischio di ricadute e migliorare la condotta alimentare (la “ricaduta” è la situazione in cui ci si ammala di    
        nuovo, dopo un periodo in cui ci si è sentiti meglio).

Gli antidepressivi sono sicuri per i giovani bulimici?

Probabilmente sì, tuttavia le aziende produttrici degli antidepressivi dovrebbero apporre un’apposita etichetta sul farmaco. Quest’etichetta rappresenta l’avvertimento più serio possibile da apporre sui farmaci con obbligo di prescrizione. 

Tra gli effetti degli antidepressivi c’è l’aumento dei pensieri suicidari e dei tentativi di suicidio nei bambini, negli adolescenti e nei giovani.

Stare vicino a chi soffre di bulimia

Se qualcuno che conoscete presenta i sintomi della bulimia, potete essere in grado di aiutarlo o di aiutarla.

   1. Cercate un momento e un posto tranquilli per parlare. Cercate un momento per parlare a tu per tu con il vostro amico. 
        Cercate un luogo tranquillo, dove non sarete disturbati.

   2. Esprimetegli le vostre preoccupazioni. Siate onesti. Dite chiaramente che siete preoccupati perché non mangia 
        abbastanza o perché fa troppo esercizio fisico. Dite che siete in pensiero e che avete il sospetto che questi 
        comportamenti potrebbero essere sintomi di un problema per cui occorre rivolgersi al medico.

   3. Chiedete al vostro amico di parlare con un medico o con uno psicologo esperto di disturbi alimentari. Offritevi di dargli 
        una mano a trovare il medico o lo psicologo, di fissare l’appuntamento e di accompagnarlo/a dal medico.

   4. Evitate i conflitti. Se il vostro amico non vuole ammettere di avere un problema, non forzatelo. Ditegli che siete disposti 
        ad ascoltarlo se e quando vorrà parlarne.

   5. Non fatelo vergognare e non incolpatelo. Non ditegli: “È facile: basta mangiare.”, ma piuttosto: “Sono preoccupato 
        perché non vuoi mangiare pranzo o cena” oppure “Sentirti vomitare mi fa paura.”

   6. Non proponete soluzioni semplici. Non dite “Smettila, e tutto si risolverà.”

   7. Rassicurate il vostro amico che voi continuerete ad essere al suo fianco, in ogni caso.


  Anoressia nervosa

 "L’anoressia nervosa è un disturbo dell'alimentazione che induce al rifiuto assoluto di mantenere l'Indice di Massa Corporea (IMC) al di sopra del minimo normale, a causa dell'alterata percezione del peso e della propria immagine corporea"

La prevalenza dell'Anoressia Nervosa è di gran lunga superiore nei paesi industrializzati nei quali il cibo è abbondante e dove viene enfatizzato il valore della magrezza (specialmente per il sesso femminile). 

Essa insorge raramente prima della pubertà, ma sembra comunque che, nei casi ad esordio pre-puberale, il caso clinico sia più grave per i disturbi mentali associati. 

La prevalenza fra le donne è dello 0,5% e nei maschi è circa un decimo di quella femminile. 

I criteri diagnostici per l'Anoressia Nervosa sono:

    • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale
    • Intenso timore di acquistare peso
    • Presenza di un'alterazione dell'immagine corporea per ciò che riguarda forme e dimensioni corporee
    • Nel sesso femminile, in epoca post-puberale, vi è amenorrea. 

Altre manifestazioni che talora si associano sono: 

    • Disagio nel mangiare in pubblico
    • Sentimenti di inadeguatezza
    • Bisogno di tenere sotto controllo l'ambiente circostante
    • Rigidità mentale
    • Ridotta spontaneità nei rapporti interpersonali
    • Perfezionismo 
    • Repressione dell'iniziativa e dell'espressività emotiva.

In base alla presenza o meno di regolari abbuffate o di condotte di eliminazione, l'Anoressia Nervosa si differenzia nei seguenti sottotipi:

    • Anoressia Nervosa con restrizioni: dieta, digiuno ed attività fisica
    • Anoressia Nervosa con Abbuffate/Condotte di Eliminazione:  regolari abbuffate e condotte di eliminazione (vomito         autoindotto, lassativi, diuretici o enteroclismi). 

Grazie alla comprensione dei criteri diagnostici è possibile tracciare un profilo (seppur approssimativo) dell'anoressica o dell'anoressico; la capacità di riconoscere (più o meno dettagliatamente) tali comportamenti ed atteggiamenti può essere di fondamentale importanza nella diagnosi precoce, in quanto fattore determinante nella prevenzione della cronicizzazione, e per la cura dell'Anoressia Nervosa.

Innanzi tutto, il soggetto anoressico presenta un peso ed un Indice di Massa Corporea al di sotto della soglia di normalità (IMC<18,5). 

L'evidenza o meno di questo aspetto dipende soprattutto da due fattori: tempo e gravità della malattia, capacità di nascondere la propria magrezza

E' frequente che l'anoressica/o ricorra ad  alcuni espedienti per nascondere la propria condizione; tra di essi, i più frequenti sono: vestirsi con abiti larghi che nascondano la magrezza, evitare di mangiare in pubblico e mentire sulle proprie abitudini alimentari. Inoltre è frequente che l'anoressica/o camuffi la pratica eccessiva di attività fisica assumendo un atteggiamento di marcato “salutismo”; tra gli anoressici è frequente ricorrere a metodi di compenso quali vomito auto-indotto, lassativi, diuretici o enteroclismi qualora non sia possibile evitare di alimentarsi normalmente. 

Tutto ciò si può associare ad un distacco dalle amicizie e dai legami familiari a causa di  un marcato senso di inadeguatezza. Spesso è possibile riconoscere la tendenza dell'anoressica/o ad acquisire livelli eccessivi di attenzione nei confronti delle persone e dell'ambiente circostante, mentre nel settore lavorativo e/o scolastico si distinguono per la ricerca assidua di risultati eccelsi rinnegando completamente la possibilità di fallire nell'intento.

Nella fase iniziale della malattia, propriamente definita Luna di Miele, l'anoressica/o appare euforica, felice e spensierata; è una condizione transitoria che spesso forvia totalmente i primi sospetti di disturbo alimentare. 

Al momento della diagnosi o della ricerca dei sintomi, emerge una inconfutabile distorsione del proprio corpo, delle proprie forme e del proprio peso, evidenziando una discrepanza assoluta tra la condizione corporea reale e quella percepita. 

L'alimentazione viene vissuta come una pratica terrificante, un nemico da combattere con QUALUNQUE MEZZO: da qui la distinzione tra Anoressia Nervosa con restrizioni, che prevede dieta, digiuno ed attività fisica, e Anoressia Nervosa con abbuffate e condotte di eliminazione (purging).

L'Anoressia Nervosa è un grave disturbo psichiatrico che necessita l'intervento multidisciplinare (psicologo o psichiatra - internista - dietista o nutrizionista) di un centro ospedaliero specializzato; purtroppo, un grosso limite alla presa in carico ed alla cura degli anoressici è rappresentato proprio dalla loro negazione e dal ripudio nei confronti della terapia stessa. 

Tuttavia, il riconoscimento precoce del disagio corporeo rappresenta un importante campanello d'allarme (nonché primo sintomo e fattore di rischio) per il sospetto di un DCA. 

L'informazione collettiva e la divulgazione dei sintomi tipici sono senz'altro un fattore determinante nella prevenzione dell'Anoressia Nervosa. 

L ‘approccio più ragionevole, in caso di anoressia, è quello di non utilizzare alcun farmaco nella fase acuta di perdita di peso, perché spesso i sintomi depressivi e ossessivi-compulsivi si riducono con l’aumento ponderale. Se tuttavia, dopo il raggiungimento di un adeguato peso corporeo, la depressione permane, può essere utile l’uso di antidepressivi, in particolare della fluoxetina, che , oltre a presentare minori effetti collaterali rispetto ai triciclici, sembra poter prevenire una eventuale ricaduta. Occasionalmente si possono utilizzare degli ansiolitici, le benzodiazepine, assunti prima dei pasti: la loro utilità sembra però limitata. L’uso degli antipsicotici è riservato solo alle pazienti più difficili e refrattarie.

  Binge Eating Disorder

Il Binge Eating Disorder (in italiano sindrome da alimentazione incontrollata) è un disturbo del comportamento alimentare che solo di recente è stato descritto in modo chiaro ed esaustivo. Si tratta di una patologia che spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate, in modo veloce e vorace, finché non è completamente sazio. 

Perché si possa parlare di Binge Eating Disorder occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:

  •   le abbuffate devono avvenire almeno due volte alla settimana;
  •   devono verificarsi per un periodo di almeno sei mesi;
  •   in genere sono indipendenti dallo stimolo della fame;
  •   quasi sempre avvengono in solitudine;
  •   il soggetto non trova gratificazione, ma prova un senso di colpa;
  •   non esistono meccanismi di compensazione (come nella bulimia: vomito, lassativi, esagerato esercizio fisico).
A causa dell'ultimo punto il soggetto è in netto sovrappeso. 

II Binge Eating Disorder sembra colpire il 2-3% della popolazione, ma il 30% degli obesi.
 In genere non colpisce adolescenti, ma soggetti fra i 30 e i 40 anni.

Le cause : ci sono solo ipotesi; la più gettonata è che il Binge Eating Disorder sia legato a uno stato depressivo del soggetto anche se non è chiaro se sia la depressione a innescare il Binge Eating Disorder o il contrario. Di certo un umore negativo (rabbia, frustrazione, noia ecc.) facilita la patologia. Capire le cause è molto importante perché a seconda della causa si può scegliere il terapeuta adatto. Dal punto di vista psicologico il soggetto affetto da Binge Eating Disorder avrebbe una scarsa autostima di sé e l'abbuffata non sarebbe che il modo per riempire il proprio vuoto interiore.

Sicuramente sono cause plausibili, ma non del tutto provate. A mio avviso le cause del Binge Eating Disorder possono essere meglio capite se si esaminano gli attuali risultati nella cura della malattia. Infatti, come è spiegato più avanti, una delle strade più promettenti è quella dell'impiego degli inibitori della ricaptazione della serotonina; storditi dagli effetti metabolici del cibo (frutto dell'azione di insulina e glucagone), ci si è ultimamente dimenticati degli aspetti psichici. L'assunzione di cibi appetibili (in particolare carboidrati: classico l'esempio della Nutella) favorisce la produzione di serotonina: il cibo diventa cioè un antidepressivo naturale. Logico pensare che in alcuni soggetti possa scattare un meccanismo di compensazione: la serotonina prodotta dà benessere e ciò ci spinge ad assumere altro cibo, finché il meccanismo si blocca e il soggetto, realizzando la sua situazione, ricade nel senso di colpa. 

L'individuo affetto da tale sindrome ha come unico pensiero quello di ingerire qualsiasi tipo di alimento per calmare le proprie ansie, anche se è consapevole che potrebbe recare danni alla sua salute, perché troppo poco sano ed eccessivamente calorico. Di solito è una persona sofferente, isolata, ha scarsa considerazione di sé ed è piena di sensi di colpa perché si sente goffa e brutta. 

L'insoddisfazione e la depressione sembra potersi risolvere solo con il cibo, ma l'aumento ponderale rende ancora più difficile l'integrazione sociale e il disagio di questo soggetto.

  Terapia 

Come tutti i disturbi del comportamento alimentare, il BED necessita di un approccio multidisciplinare che preveda una collaborazione tra psichiatra, internista, dietologo e psicologo. 

La dieta deve correggere l'equilibrio metabolico tenendo possibilmente conto dei gusti del paziente; la terapia farmacologica, se ritenuta opportuna, si avvale della somministrazione di antidepressivi e ansiolitici, mentre la terapia cognitivo-comportamentale può risolvere le problematiche relazionali legate al dismorfismo corporeo (ad es. eccesso di peso) e/o alla dismorfofobia (visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore).


Associazione Volontari "Farma e Benessere"

scrivici: farmaebenessere@libero.it

   
Parole Chiave: bulimia, depressione, anoressia, cura, sintomi, diagnosi, dieta, terapia, disturbi 
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