Modulo di iscrizione al Corso Online “Guida alla Calcolosi Renale”

di Dott.ssa Anna Longanella

Quali sono le differenze fra i vaccini Pfizer-BioNTech, Moderna ed Astrazeneca. Scopriamolo in questo articolo!

Il vaccino metterà fine alla pandemia? Molto probabile. Per questo bisogna avere fiducia. Prima dei risultati preliminari la speranza, e la previsione, della comunità scientifica internazionale era di un vaccino anti-Covid che offrisse almeno il 50% di protezione. Queste aspettative sono state, fortunatamente e inaspettatamente, disattese: i vaccini non solo ci sono, ma sono più di uno e sembrano molto potenti, in grado di garantire una copertura ben superiore al 50%.

Sviluppo dei vaccini

Ad oggi i vaccini più promettenti, quelli che stanno per arrivare sul mercato e quelli già in utilizzo e per cui i Paesi hanno già firmato accordi, sono tre: quello di Pfizer-BioNTech, quello di Moderna e quello di AstraZeneca-Oxford-Pomezia.

Tipologia e conservazione

Sia il vaccino di Moderna che quello di Pfizer sono vaccini ad mRNA, cioè utilizzano lo stesso approccio di iniezione di parte del codice genetico del virus nel corpo dei pazienti per provocare una risposta immunitaria efficace. Nel dettaglio l’mRNA iniettato con il vaccino, codifica per la proteina spike del virus, contro cui l’organismo sviluppa la risposta immunitaria.

Il vaccino AstraZeneca invece non è un vaccino ad mRNA, ma un vaccino a vettore virale. Nel dettaglio, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, attenuato e non più in grado di replicarsi. L’adenovirus è utilizzato come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2.

Modalità di conservazione

Questo dato potrebbe cambiare tutto, perché mentre i vaccini ad mRNA richiedono accortezze particolari per il trasporto e la conservazione, il vaccino di AstraZeneca potrebbe essere distribuito e conservato come un qualsiasi altro vaccino oggi in commercio. Sarebbe dunque il vaccino più semplice da conservare.

Moderna invece si conserva stabile ad una temperatura di -20°C per un massimo di 6 mesi e può essere conservato in un frigorifero standard fino a 1 mese. Pfizer necessita invece di una conservazione glaciale, tra i -80 e i -70 °C, anche se può essere conservato in frigorifero per 5 giorni.

Dati ed efficacia

I dati preliminari riguardo all’efficacia che abbiamo visto finora sono molto simili: 95% di protezione per il vaccino Pfizer-BioNTech e 94,5% per quello di Moderna.

Il vaccino AstraZeneca invece è efficace in media al 70%, ma raggiunge il 90% quando somministrato con una mezza dose in prima battuta e con un richiamo a dose completa.

Produzione

Per quanto riguarda la produzione, AstraZenaca punta alla produzione di circa 500 milioni di dosi da destinare alla commercializzazione in Europa e nel Regno Unito. Moderna intende addirittura rendere disponibili 3 miliardi di dosi entro l’estate del 2021.

Pfizer invece stima una produzione iniziale di 200 milioni di dosi, destinate all’Unione europea.

Parte di queste dosi sono già disponibili ormai da giorni anche in Italia che ha iniziato in ogni Regione la somministrazione dei vaccini Pfizer-BioNTech.

In Italia ad oggi sono state superate le 70mila somministrazioni: Italia prima in Ue.

Nel dettaglio dalla metà del mese di Gennaio 2021 arriveranno in Italia, anche le prime dosi di Moderna ed il governo sta valutando di iniziare la vaccinazione delle persone over 80.

Il Piano Vaccinale infatti prevede prima la vaccinazione del personale sanitario e militare e successivamente nella seconda fase quello della popolazione generale.

Tenendo conto degli accordi stretti con le diverse aziende, all’Italia dovrebbe arrivare il 13,6% di tutti i vaccini acquistati dall‘ Unione Europea.

Dott.ssa Anna Longanella

Amministratore Rete di Laboratori – Diagnostica Clinica

Dott.ssa Anna Longanella

Nei giorni scorsi l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha pubblicato una serie di FAQ, domande e risposte, con le quali spiegare in modo semplice e chiaro come funziona il vaccino a mRNA anti Covid-19 prodotto dalla Pfizer.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è un vaccino destinato a prevenire la malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) nei soggetti di età pari o superiore a 16 anni.

Contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) con le istruzioni per produrre una proteina presente su SARSCoV-2, il virus responsabile di COVID-19.
Il vaccino non contiene il virus e non può provocare la malattia.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) viene somministrato in due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra.

I virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre.

Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è fatto con molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike.

Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una microscopica vescicola lipidica che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike.
Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule.
La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2
Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARSCoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo.

L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione

Il vaccino ha seguito tutti i protocolli e gli studi clinici di sicurezza ed efficacia. Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino.

Le reazioni avverse osservate più frequentemente (più di 1 persona su 10) nello studio sul vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sono stati in genere di entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione.

Per ogni altro approfondimento e per conoscere nel dettaglio le FAQ messe a disposizione dall’AIFA:

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1279946/FAQ-Vaccinazione_anti_COVID-19_con_vaccino_Pfizer.pdf

Dott.ssa Anna Longanella

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Associazione “Farma e Benessere”

Dott.ssa Anna Longanella

Spesso, i miei pazienti, dopo essere risultati positivi al tampone molecolare Covid-19 (antigenico o molecolare con PCR) mi chiedono cosa devono fare e come devono comportarsi. Prima di tutto occorre avvertire il medico curante, che stabilisce l’opportunità di iniziare una terapia.

Ma, occorre comprendere al meglio come applicare l’isolamento fiduciario.

Isolamento fiduciario: cosa fare con tampone positivo e sintomi

Coloro che presentano i sintomi da Covid-19 e risultano positivi al tampone, per rientrare in comunità dopo l’isolamento devono aspettare almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e devono aver effettuato un test molecolare (tampone classico) con esito negativo dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

Non vengono presi in considerazione perdita di olfatto (anosmia) e perdita di gusto (ageusia) perché possono avere una persistenza prolungata nel tempo.

Isolamento fiduciario: cosa fare con tampone positivo e assenza di sintomi (asintomatico)

Gli asintomatici con tampone positivo possono rientrare alla propria vita sociale solo dopo un periodo di isolamento fiduciario di almeno 10 giorni dalla positivizzazione, e solo in seguito a un ulteriore tampone molecolare con risultato negativo.

Cosa fare se si è stati a contatto con un caso accertato di Covid-19

Coloro che sono entrati a contatto con un caso accertato di Covid-19 devono rispettare un periodo di quarantena:

  • 14 giorni dall’ultima esposizione al caso positivo;
  • 10 giorni dall’ultima esposizione al caso positivo, seguito da un test antigenico o molecolare con esito negativo il decimo giorno.

 Dott.ssa Anna Longanella – Specialista in Microbiologia e Virologia

Laboratorio Minerva

Corso Umberto I, 395
84013 – Cava de’ Tirreni (SA)

Prenotazione: 089 464403 – lab.minerva@libero.it

A tavola con lo chef

Seguire un determinato regime alimentare può sembrare alle volte complicato, difficile e soprattutto poco piacevole. In questa rubrica il mio obiettivo è aiutarvi a scoprire che una dieta non deve per forza essere qualcosa di brutto o spiacevole, anzi, può diventare l’opportunità di assaporare il vero senso della vita.

Dott.ssa Valentina di Giovanni

Ricciola in crosta di scarola alla napoletana con consommé di crostacei

Ingredienti per porzione:

Trancio di ricciola da circa 180 gr.;
50 gr. scarole, olive taggiasche, pinoli, acciughe di menaica, capperi di pantelleria.

Ingredienti per il consommé:

Teste di crostacei, sedano, carote, cipolla e pomodoro

Procedura:

Prepariamo il consommé

Rosolare sedano, carote e cipolla con un filo d’olio; aggiungere le teste dei crostacei e far rosolare per 5 minuti. aggiungere del ghiaccio (per uno shock termico in modo che i crostacei rilasceranno il loro sapore). aggiungere il pomodoro e dopo il bollore lasciar cuocere per 20 minuti. filtrare il tutto e far ridurre fino a consistenza desiderata. Consommé pronto.   

Prepariamo la crosta

Lessare la scarola e raffreddarla in acqua ghiacciata, strizzarla e tritarla. Condire con olive taggiasche, capperi di pantelleria, alici di menaica, pinoli e aggiungere un pizzico di sale; e la base della nostra crosta è pronta.

Procedura per la ricciola

Chiedere alla pescheria di fiducia un bel trancio di ricciola locale che sia già pulito da spina e squame. rosolare sul lato della pelle; ricoprire il lato della ricciola ancora cruda con la crosta precedentemente preparata. cuocere in forno per  12 minuti a 180 gradi.

Impiattamento

Chiedere alla pescheria di fiducia un bel trancio di ricciola locale che sia già pulito da spina e squame. rosolare sul lato della pelle; ricoprire il lato della ricciola ancora cruda con la crosta precedentemente preparata. cuocere in forno per  12 minuti a 180 gradi.

Chef Agostino LucibelloCasa Rispoli

Che cos’è l’asma bronchiale?

L’asma bronchiale è una patologia cronica infiammatoria delle vie aeree che causa ipersecrezione mucosa e successiva broncostruzione reversibile, determinando sintomi di varia gravità come dispnea (difficoltà nel respirare) a volte anche intensa, tosse secca, sibili espiratori, risvegli notturni con sensazione di fame d’aria.

L’asma è una patologia molto diffusa molto spesso caratterizzata da sintomi lievi e intermittenti, se non trattata in modo adeguato può, però, talvolta essere molto invalidante, impattando notevolmente con il normale svolgimento delle attività quotidiane e, in alcuni casi, molto severa tanto da portare la necessità di ricovero anche in terapia intensiva e in alcuni casi al decesso (1).

L’asma può essere classificata in due principali categorie:

tipo I asma estrinseco che rappresenta la condizione più diffusa e comprende tutte quelle forme di asma bronchiale allergico (pollini, muffe, acari della polvere, derivati epidermici di animali domestici) solitamente si sviluppa in giovane età;

tipo II asma intrinseco, molto meno diffusa e comprende tutte quelle condizioni scatenate da fattori non allergici (sforzo fisico, cambiamenti repentini della temperatura esterna, odori molto intensi e irritativi) le prime manifestazioni possono verificarsi anche in età adulta. (2)

Diagnosi

L’iter diagnostico non può fermarsi alla semplice anamnesi ma deve essere completata con degli specifici esami strumentali. Innanzitutto per porre diagnosi di asma bronchiale è necessario documentare un’ostruzione delle vie aeree di tipo reversibile mediante un esame spirometrico (test di broncoreversibilità).

Siccome le caratteristiche della patologia possono essere intermittenti molto spesso un soggetto asmatico in fase di stabilità può presentare una spirometria nella norma, in questo caso, se sussiste un forte sospetto di asma bronchiale, è indicato eseguire una spirometria con test di provocazione bronchiale che consiste nel far inalare ad un soggetto con spirometria normale dosi crescenti di una sostanza (metacolina) che, nel soggetto normale non causa alcuna modifica dei valori spirometrici, mentre nel soggetto asmatico elicita una broncoostruzione che reverte con somministrazione di broncodilatatore a breve durata d’azione.

Il percorso diagnostico devo poi essere completato con esami del sangue e prove allergiche per definire le eventuali cause responsabili del quadro clinico. (2)

Trattamento e terapia

Il trattamento dell’asma bronchiale è una terapia cosiddetta “tailored” cioè “cucita addosso” che ha come obiettivo il controllo dei sintomi; non esiste un’unica terapia per tutti ma ad ogni paziente va adattato l’adeguato schema terapeutico, pertanto, una volta posta diagnosi di asma bronchiale, per iniziare un corretto approccio terapeutico è indispensabile classificare il soggetto in base alla gravità dei sintomi.

Il capostipite della terapia è senza dubbio il corticosteroide inalatorio al quale può essere aggiunto o meno un broncodilatatore a lunga durata d’azione o nei casi più gravi anche corticosteroidi sistemici (compresse).

Una volta impostata la corretta terapia è indispensabile un adeguato follow-up del paziente per definire lo schema terapeutico più idoneo con un processo di “step up/step down” cioè se si rileva un peggioramento della sintomatologia si aumenta il dosaggio o si inseriscono altri farmaci mentre se i sintomi sono in miglioramento si riducono i dosaggi o si eliminano alcuni farmaci.

Nei casi più complicati anche con un corretto approccio terapeutico massimale non si assiste ad un miglioramento dei sintomi è questo il caso della cosiddetta asma grave che può essere trattata con particolari farmaci biologici specifici ottenendo in molti casi eccellenti risultati. (2,3)

In conclusione l’asma bronchiale è una patologia molto diffusa ad elevato impatto sociale che necessita innanzitutto di una corretta diagnosi ed un corretto inquadramento terapeutico e non meno importante una corretta impostazione di un percorso di follow-up per gestire al meglio i sintomi e le eventuali riacutizzazioni.

Bibliografia

  1. Sidney S. Braman The Global Burden of Asthma Chest 2006;130;4S-12S
  2. Global Initiative for Asthma. Global Strategy for Asthma Management and Prevention, 2019. www.ginasthma.org
  3. P.M. O’Byrne H.K. Reddel,  G. Eriksson, et al. Measuring asthma control: a comparison of three classification systems Eur Respir J 2010; 36: 269–276

Dott. Angelo Canora

Dirigente Medico Pneumologia e Fisiopatologia Respiratoria

AORN Cardarelli Napoli

Contatti:

tel. 333.2987555

e-mail: a.canora@hotmail.it

I test di laboratorio pilastro fondamentale nel contrasto al Covid-19

Ormai tutti sappiamo quanto sia importante la fase diagnostica nella lotta alla diffusione dell’epidemia da Covid-19; vediamo quali sono le differenze tra tampone naso-faringeo (molecolare o antigenico) e test sierologico, gli strumenti che più di tutti vengono utilizzati per la diagnosi.

Tampone naso/faringeo molecolare

Il tampone naso/faringeo molecolare serve per diagnosticare la presenza del virus nell’organismo e quindi a scoprire se c’è un’infezione in corso.

Si esegue su un campione prelevato con un tampone a livello naso-faringeo e analizzato attraverso Real-time Rt-PCR (Reverse Transcription – Polymerase Chain Reaction), tecnica molecolare che amplifica i geni virali (frammenti del materiale genetico del virus) maggiormente espressi durante l’infezione.

I test molecolari vengono eseguiti solo in laboratori altamente specializzati, individuati dalle autorità sanitarie, e il tempo medio per ottenere il risultato è intorno alle 12-24 ore.

Essendo un test finalizzato a fare diagnosi, il tampone viene consigliato quando ci sono i sintomi e quando c’è stato un contatto diretto con un caso positivo o presunto tale da almeno 48/72 ore.

Tampone naso/faringeo rapido o test antigenico

Il tampone naso/faringeo rapido o test antigenico ha una modalità di raccolta analoga a quella del test molecolare (tampone naso-faringeo), ma cambia la metodica, cioè non vengono cercati i geni del virus bensì le sue proteine (antigeni) e cambiano i tempi di risposta ovvero è in grado di assicurare una diagnosi accelerata di casi di Covid-19 elaborando i risultati in 15 minuti. Però cambiando la metodica cambia la sensibilità e la specificità che sembrano essere inferiori a quelle del test molecolare.

Questo tampone rapido è stato introdotto specialmente per i grandi controlli, come quelli eseguiti in porti, aeroporti e scuole dove è importante avere una risposta in tempi rapidi. Impiego che è particolarmente auspicabile anche se l’esito positivo deve essere poi confermato dal tampone molecolare!

I test sierologici

I test sierologici servono per la ricerca degli anticorpi diretti contro il Coronavirus e sono particolarmente indicati per conoscere la diffusione del virus nella popolazione.

Con questa modalità si misurano gli anticorpi anti-Sars-Cov-2, che il nostro organismo produce se entra in contatto con il Covid-19, e il test è consigliato almeno 8-10 giorni dopo contatto diretto con un caso positivo o presunto tale.

In particolare viene valutata la presenza delle IgM e delle IgG: le prime indicano che l’infezione è presente o recente, le seconde indicano che si è instaurata una memoria – almeno temporanea- e che quindi l’infezione è avvenuta da tempo.

I test sierologici si dividono in sierologici qualitativi (con una goccia di sangue ci dicono la presenza o meno degli anticorpi) e quantitativi (con un prelievo di sangue si misura la quantità degli anticorpi nel sangue).

Il test sierologico però non è in grado di stabilire se gli anticorpi siano neutralizzanti e, quindi, se una persona sia protetta o meno, per cui non può essere considerato un sostituto del tampone, ma è solo quest’ultimo a dimostrare la presenza o meno del materiale genetico virale.

Per questo motivo, il Ministero della Salute raccomanda di effettuare anche il tampone nel caso di risultato positivo del test sierologico.

Dott.ssa Anna Longanella – Amministratore Analisi Cliniche Minerva

Date le specifiche tecniche, il Laboratorio Minerva è un centro accreditato per l’effettuazione, previa prenotazione, del tampone naso-faringeo!

Laboratorio Minerva

Corso Umberto I, 395
84013 – Cava de’ Tirreni (SA)

Prenotazione: 089 464403 – lab.minerva@libero.it