Il Ministero alla Salute ha deciso in prima fase di somministrarla a chi ha patologie o problemi che indeboliscono il sistema immunitario, da 28 giorni dopo la seconda come fosse un nuovo richiamo. Si parte con gli ospiti delle Rsa e gli over 80, successivamente il “booster” verrà praticato agli operatori sanitari.
Ad oggi il nostro Paese ha deciso di effettuare la terza dose solo a chi ha più di 60 anni o è a rischio per problemi di salute o ha un “elevato livello di esposizione”.
Per quanto riguarda gli altri, il comitato per i medicinali ad uso umano ha concluso che le dosi di richiamo possono essere prese in considerazione almeno 6 mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore a 18 anni.
Per il momento no: gli effetti collaterali sono sempre gli stessi. Gli israeliani che hanno fatto svariate milioni di somministrazioni non ne hanno visti in più rispetto a quelli registrati con le prime dosi. Non si può negare che tra i giovani ci siano casi molto rari, circa 1 su 100mila, di miocardite che comunque si risolve sempre in modo favorevole, ma per l’appunto non riguardano le categorie alle quali viene effettuata la terza dose in questo momento.
Dott.ssa Anna Longanella
Corso Umberto I, 395
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Prenotazione: 089 464403 – lab.minerva@libero.it
Quando un virus si replica o crea copie di se stesso a volte cambia leggermente. Questi cambiamenti sono chiamati “mutazioni”. Un virus con una o più nuove mutazioni viene indicato come una “variante” del virus originale.
Finora sono state identificate in tutto il mondo centinaia di varianti di questo virus.
L’OMS e la sua rete internazionale di esperti monitorano costantemente le modifiche in modo che, se vengono identificate mutazioni significative, l’OMS può segnalare ai Paesi eventuali interventi da mettere in atto per prevenire la diffusione di quella variante.
(Variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7) identificata per la prima volta nel Regno Unito. Questa variante ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza. La maggiore trasmissibilità di questa variante si traduce in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando, così, anche un aumento del numero di casi gravi.
(Variante 501Y.V2, nota anche come B.1.351) identificata in Sud Africa.
Dati preliminari indicano che, nonostante non sembri caratterizzata da una maggiore trasmissibilità, questa variante potrebbe indurre un parziale effetto di “immune escape” nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali. Siccome potenzialmente questo effetto potrebbe interessare anche l’efficacia degli anticorpi indotti dai vaccini tale variante viene monitorata con attenzione.
(Variante P.1) con origine in Brasile.
Gli studi hanno dimostrato una potenziale maggiore trasmissibilità e un possibile rischio di reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla maggiore gravità della malattia.
(Variante VUI-21APR-01, nota anche come B.1.617) rilevata per la prima volta in India.
Include una serie di mutazioni tra cui E484Q, L452R e P681R, la variante Delta è caratterizzata da una trasmissibilità dal 40 al 60% più elevata rispetto alla variante Alfa, ed è associata ad un rischio relativamente più elevato di infezione in soggetti non vaccinati o parzialmente vaccinati.
Sono in corso approfondimenti di ricerca, in collaborazione con i partner internazionali, per capire meglio l’impatto delle mutazioni sul comportamento del virus e per garantire che vengano presi tutti gli interventi di salute pubblica appropriati.
Link di approfondimento salute.gov.it
ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’
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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo finale del nuovo decreto legge Covid-19
La “certificazione o passaporto vaccinale Covid-19” ha una validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale.
Il decreto stabilisce che il “green pass” sia rilasciato “anche contestualmente alla prima dose di vaccino” e che diventi valido dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione.
Oltre al certificato vaccinale, sono considerati “green pass” anche il referto di un tampone antigenico rapido o molecolare negativo effettuato al massimo 48 ore prima e il referto dell’Asl che certifica la fine dell’infezione e quindi la guarigione dal coronavirus. Quando ci si vaccina viene consegnato anche il documento che certifica la somministrazione del siero.

Se invece siamo appena guariti dal Covid allora sarà il medico a certificare l’immunizzazione oppure la struttura sanitaria presso la quale ci si è curati.
Infine, nel caso di tampone, è la struttura che ha eseguito il test a rilasciare il documento.
Tutto questo in attesa di avere il green pass digitale che dovrebbe agevolare tutti i passaggi appena descritti.
La Regione Campania rende noto attraverso il suo sito istituzionale che ad oggi sono state consegnate 170.000 card di avvenuta vaccinazione al personale sanitario che ha completato la somministrazione con la seconda dose.

Sono circa 4 milioni le card di “passaporto vaccinale” già ordinate e saranno consegnate a tutti i cittadini vaccinati.
“L’obiettivo – ha dichiarato il Presidente Vincenzo De Luca – è utilizzare tale certificazione per rilanciare interi settori economici, in particolare il comparto turistico, cercando di legare la straordinaria offerta dei nostri territori alla certificazione di immunità degli operatori del settore”.
La consegna va in ordine di vaccinazione – si dice in una nota – e quindi ora si sta completando il settore sanitario, con medici e infermieri che sono stati i primi a concludere il trattamento
. La Regione intanto sta continuando a stampare le card perché ha l’obiettivo, entro la fine di maggio, di consegnarle direttamente negli hub vaccinali al momento delle somministrazioni della seconda dose.
Con la card della Campania, si apprende dalla Regione, non si potrà violare la norma nazionale del coprifuoco, ma se ad esempio la Regione tornasse in zona rossa, chi la possiede potrà andare in giro senza restrizioni.
La card garantisce, si precisa, anche la possibilità di viaggiare verso altre regioni italiane.
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A seguito dell’accordo fra Federfarma, Ordine dei Farmacisti e governo Draghi nasce la figura del farmacista vaccinatore.
Scopri all’interno del video che abbiamo realizzato i requisiti per l’accesso ai corsi di aggiornamento e come accedere all’attestato di farmacista vaccinatore.
Per ulteriori approfondimenti visita il sito dell’Istituto Superiore di Sanità e di educazione continua in medicina.
In questo video tutorial vi mostriamo come è possibile inserire in maniera semplice la prenotazione per la vaccinazione per il Covid-19
Ecco il link:
https://adesionevaccinazioni.soresa.it/adesione/cittadino
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di Dott.ssa Anna Longanella
Con l’arrivo di nuove varianti di Coronavirus Covid-19 cresce la preoccupazione che i vaccini ad oggi in distribuzione possano non essere efficaci.
Ad oggi l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha dato conferma che diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere a questa domanda. Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia.

Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia. I produttori di vaccini stanno anche cercando di studiare richiami vaccinali per migliorare la protezione contro le future varianti.
A livello internazionale la comunità scientifica e le autorità di regolatorie stanno monitorando attentamente come cambia nel tempo il SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19) e quanto i vaccini COVID-19 possono proteggere le persone da eventuali nuove varianti del virus man mano che compaiono.
Dott.ssa Anna Longanella
Amministratore Rete di Laboratori Diagnostica Clinica
Fonte: Istituto Superiore di Sanità
di Anna Longanella
Una delle domande più frequenti degli ultimi giorni è quella di chiedere se chi si è vaccinato contro il Covid-19, dopo la prima dose, possa risultare positivo all’infezione nei giorni successivi alla iniezione.
Abbiamo più volte spiegato durante gli articoli e le interviste che i vaccini ad mRNA prodotti di Pfizer e Moderna non possono causare la malattia in quanto hanno un meccanismo d’azione tale da non far entrare i vaccinati in contatto diretto con il virus ma solo con il materiale genetico che codifica per la proteina spike!
Detto questo siamo certi che i vaccini non possono causare il covid-19.
Questa probabilità è la stessa di qualunque altra persona che non ha fatto la prima dose del vaccino, proprio perché per ottenere l’immunità abbiamo bisogno di completare tutto il ciclo vaccinale ossia la prima e la seconda dose e tale operazione richiede circa un mese!

Pertanto è capitato che alcuni dei vaccinati con la prima dose non avendo ancora l’immunità sono risultati positivi al Covid-19.
Questo dubbio è largamente diffuso e immediatamente fugato dagli esperti secondo cui, infatti, il vaccino spetterebbe a tutti, indistintamente: da iniettare sia a chi è stato positivo e a chi invece no. Naturalmente secondo il calendario deciso dal governo, quindi con precedenze e priorità alle categorie più a rischio e ai soggetti più fragili, operatori sanitari e ospiti delle Rsa in testa.
Ad oggi, in ogni caso, si sta studiando anche l’effetto che questo vaccino possa avere su persone che hanno sviluppato precedentemente la patologia in modo sintomatico, in quanto in alcuni di questi soggetti la risposta anticorpale potrebbe essere violenta e creare momentanei effetti collaterali.
In ogni caso si sta procedendo con cautela allo studio di tutti i fattori legati alle vaccinazioni con sicurezza ed efficacia.
Dott.ssa Anna Longanella
Amministratore Rete di Laboratori Diagnostica Clinica
di Dott.ssa Anna Longanella
Il vaccino metterà fine alla pandemia? Molto probabile. Per questo bisogna avere fiducia. Prima dei risultati preliminari la speranza, e la previsione, della comunità scientifica internazionale era di un vaccino anti-Covid che offrisse almeno il 50% di protezione. Queste aspettative sono state, fortunatamente e inaspettatamente, disattese: i vaccini non solo ci sono, ma sono più di uno e sembrano molto potenti, in grado di garantire una copertura ben superiore al 50%.
Ad oggi i vaccini più promettenti, quelli che stanno per arrivare sul mercato e quelli già in utilizzo e per cui i Paesi hanno già firmato accordi, sono tre: quello di Pfizer-BioNTech, quello di Moderna e quello di AstraZeneca-Oxford-Pomezia.
Sia il vaccino di Moderna che quello di Pfizer sono vaccini ad mRNA, cioè utilizzano lo stesso approccio di iniezione di parte del codice genetico del virus nel corpo dei pazienti per provocare una risposta immunitaria efficace. Nel dettaglio l’mRNA iniettato con il vaccino, codifica per la proteina spike del virus, contro cui l’organismo sviluppa la risposta immunitaria.
Il vaccino AstraZeneca invece non è un vaccino ad mRNA, ma un vaccino a vettore virale. Nel dettaglio, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, attenuato e non più in grado di replicarsi. L’adenovirus è utilizzato come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2.
Questo dato potrebbe cambiare tutto, perché mentre i vaccini ad mRNA richiedono accortezze particolari per il trasporto e la conservazione, il vaccino di AstraZeneca potrebbe essere distribuito e conservato come un qualsiasi altro vaccino oggi in commercio. Sarebbe dunque il vaccino più semplice da conservare.
Moderna invece si conserva stabile ad una temperatura di -20°C per un massimo di 6 mesi e può essere conservato in un frigorifero standard fino a 1 mese. Pfizer necessita invece di una conservazione glaciale, tra i -80 e i -70 °C, anche se può essere conservato in frigorifero per 5 giorni.
I dati preliminari riguardo all’efficacia che abbiamo visto finora sono molto simili: 95% di protezione per il vaccino Pfizer-BioNTech e 94,5% per quello di Moderna.
Il vaccino AstraZeneca invece è efficace in media al 70%, ma raggiunge il 90% quando somministrato con una mezza dose in prima battuta e con un richiamo a dose completa.
Per quanto riguarda la produzione, AstraZenaca punta alla produzione di circa 500 milioni di dosi da destinare alla commercializzazione in Europa e nel Regno Unito. Moderna intende addirittura rendere disponibili 3 miliardi di dosi entro l’estate del 2021.
Pfizer invece stima una produzione iniziale di 200 milioni di dosi, destinate all’Unione europea.
Parte di queste dosi sono già disponibili ormai da giorni anche in Italia che ha iniziato in ogni Regione la somministrazione dei vaccini Pfizer-BioNTech.

Nel dettaglio dalla metà del mese di Gennaio 2021 arriveranno in Italia, anche le prime dosi di Moderna ed il governo sta valutando di iniziare la vaccinazione delle persone over 80.
Il Piano Vaccinale infatti prevede prima la vaccinazione del personale sanitario e militare e successivamente nella seconda fase quello della popolazione generale.
Tenendo conto degli accordi stretti con le diverse aziende, all’Italia dovrebbe arrivare il 13,6% di tutti i vaccini acquistati dall‘ Unione Europea.
Dott.ssa Anna Longanella
Amministratore Rete di Laboratori – Diagnostica Clinica
Dott.ssa Anna Longanella
In questi ultimi giorni abbiamo sentito notizie di come alcuni dei primi vaccinati contro il Covid-19, con il vaccino Pfizer/BioNtech, siano stati comunque contagiati dal virus, proprio a pochi giorni dalla vaccinazione.
La domanda nei cittadini è sorta spontanea.
Il vaccino è realmente efficace? Dobbiamo preoccuparci?
Per rispondere a queste domande la stessa azienda produttrice del vaccino ha preparato un grafico del processo di vaccinazione e del percorso attraverso il quale raggiungere dopo 28 giorni l’immunità!

Le cosiddette tappe che portano all’immunità: una prima iniezione, il richiamo dopo 21 giorni e altri 7 giorni di attesa. Questo il “percorso” per l’immunità. Le vaccinazioni sono cominciate (nel nostro paese il 27 dicembre scorso) e la Pfizer ha voluto fare chiarezza sulle tempistiche per la tanto desiderata immunità al Covid 19.

L’azienda ha divulgato un grafico che spiega benissimo quelle che sono le tempistiche per essere effettivamente immuni. Passati 12 giorni dal momento della prima somministrazione si inizia a costituire l’immunità al Covid, dopo altri 9 giorni (quindi in totale 21 giorni dopo la prima dose) è necessario somministrare una seconda dose; ma solamente passati altre 7 giorni si raggiunge la piena immunità.
Dott.ssa Anna Longanella
Rete di Laboratori Diagnostica Clinica
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