Partito il corso per Farmacista vaccinatore dell’Istituto Superiore di Sanità.

A seguito dell’accordo fra Federfarma, Ordine dei Farmacisti e governo Draghi nasce la figura del farmacista vaccinatore.

Come diventare farmacista vaccinatore

Scopri all’interno del video che abbiamo realizzato i requisiti per l’accesso ai corsi di aggiornamento e come accedere all’attestato di farmacista vaccinatore.

Per ulteriori approfondimenti visita il sito dell’Istituto Superiore di Sanità e di educazione continua in medicina.

di Anna Longanella

Una delle domande più frequenti degli ultimi giorni è quella di chiedere se chi si è vaccinato contro il Covid-19, dopo la prima dose, possa risultare positivo all’infezione nei giorni successivi alla iniezione.

Premessa

Abbiamo più volte spiegato durante gli articoli e le interviste che i vaccini ad mRNA prodotti di Pfizer e Moderna non possono causare la malattia in quanto hanno un meccanismo d’azione tale da non far entrare i vaccinati in contatto diretto con il virus ma solo con il materiale genetico che codifica per la proteina spike!

Detto questo siamo certi che i vaccini non possono causare il covid-19.

Dunque qual’è la possibilità che un vaccinato dopo solo la prima dose prenda il virus?

Questa probabilità è la stessa di qualunque altra persona che non ha fatto la prima dose del vaccino, proprio perché per ottenere l’immunità abbiamo bisogno di completare tutto il ciclo vaccinale ossia la prima e la seconda dose e tale operazione richiede circa un mese!

Pertanto è capitato che alcuni dei vaccinati con la prima dose non avendo ancora l’immunità sono risultati positivi al Covid-19.

Chi ha avuto il Covid deve fare il vaccino?

Questo dubbio è largamente diffuso e immediatamente fugato dagli esperti secondo cui, infatti, il vaccino spetterebbe a tutti, indistintamente: da iniettare sia a chi è stato positivo e a chi invece no. Naturalmente secondo il calendario deciso dal governo, quindi con precedenze e priorità alle categorie più a rischio e ai soggetti più fragili, operatori sanitari e ospiti delle Rsa in testa.

Ad oggi, in ogni caso, si sta studiando anche l’effetto che questo vaccino possa avere su persone che hanno sviluppato precedentemente la patologia in modo sintomatico, in quanto in alcuni di questi soggetti la risposta anticorpale potrebbe essere violenta e creare momentanei effetti collaterali.

In ogni caso si sta procedendo con cautela allo studio di tutti i fattori legati alle vaccinazioni con sicurezza ed efficacia.

Dott.ssa Anna Longanella

Amministratore Rete di Laboratori Diagnostica Clinica

di Dott.ssa Anna Longanella

Quali sono le differenze fra i vaccini Pfizer-BioNTech, Moderna ed Astrazeneca. Scopriamolo in questo articolo!

Il vaccino metterà fine alla pandemia? Molto probabile. Per questo bisogna avere fiducia. Prima dei risultati preliminari la speranza, e la previsione, della comunità scientifica internazionale era di un vaccino anti-Covid che offrisse almeno il 50% di protezione. Queste aspettative sono state, fortunatamente e inaspettatamente, disattese: i vaccini non solo ci sono, ma sono più di uno e sembrano molto potenti, in grado di garantire una copertura ben superiore al 50%.

Sviluppo dei vaccini

Ad oggi i vaccini più promettenti, quelli che stanno per arrivare sul mercato e quelli già in utilizzo e per cui i Paesi hanno già firmato accordi, sono tre: quello di Pfizer-BioNTech, quello di Moderna e quello di AstraZeneca-Oxford-Pomezia.

Tipologia e conservazione

Sia il vaccino di Moderna che quello di Pfizer sono vaccini ad mRNA, cioè utilizzano lo stesso approccio di iniezione di parte del codice genetico del virus nel corpo dei pazienti per provocare una risposta immunitaria efficace. Nel dettaglio l’mRNA iniettato con il vaccino, codifica per la proteina spike del virus, contro cui l’organismo sviluppa la risposta immunitaria.

Il vaccino AstraZeneca invece non è un vaccino ad mRNA, ma un vaccino a vettore virale. Nel dettaglio, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, attenuato e non più in grado di replicarsi. L’adenovirus è utilizzato come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2.

Modalità di conservazione

Questo dato potrebbe cambiare tutto, perché mentre i vaccini ad mRNA richiedono accortezze particolari per il trasporto e la conservazione, il vaccino di AstraZeneca potrebbe essere distribuito e conservato come un qualsiasi altro vaccino oggi in commercio. Sarebbe dunque il vaccino più semplice da conservare.

Moderna invece si conserva stabile ad una temperatura di -20°C per un massimo di 6 mesi e può essere conservato in un frigorifero standard fino a 1 mese. Pfizer necessita invece di una conservazione glaciale, tra i -80 e i -70 °C, anche se può essere conservato in frigorifero per 5 giorni.

Dati ed efficacia

I dati preliminari riguardo all’efficacia che abbiamo visto finora sono molto simili: 95% di protezione per il vaccino Pfizer-BioNTech e 94,5% per quello di Moderna.

Il vaccino AstraZeneca invece è efficace in media al 70%, ma raggiunge il 90% quando somministrato con una mezza dose in prima battuta e con un richiamo a dose completa.

Produzione

Per quanto riguarda la produzione, AstraZenaca punta alla produzione di circa 500 milioni di dosi da destinare alla commercializzazione in Europa e nel Regno Unito. Moderna intende addirittura rendere disponibili 3 miliardi di dosi entro l’estate del 2021.

Pfizer invece stima una produzione iniziale di 200 milioni di dosi, destinate all’Unione europea.

Parte di queste dosi sono già disponibili ormai da giorni anche in Italia che ha iniziato in ogni Regione la somministrazione dei vaccini Pfizer-BioNTech.

In Italia ad oggi sono state superate le 70mila somministrazioni: Italia prima in Ue.

Nel dettaglio dalla metà del mese di Gennaio 2021 arriveranno in Italia, anche le prime dosi di Moderna ed il governo sta valutando di iniziare la vaccinazione delle persone over 80.

Il Piano Vaccinale infatti prevede prima la vaccinazione del personale sanitario e militare e successivamente nella seconda fase quello della popolazione generale.

Tenendo conto degli accordi stretti con le diverse aziende, all’Italia dovrebbe arrivare il 13,6% di tutti i vaccini acquistati dall‘ Unione Europea.

Dott.ssa Anna Longanella

Amministratore Rete di Laboratori – Diagnostica Clinica

Dott.ssa Anna Longanella

Nei giorni scorsi l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha pubblicato una serie di FAQ, domande e risposte, con le quali spiegare in modo semplice e chiaro come funziona il vaccino a mRNA anti Covid-19 prodotto dalla Pfizer.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è un vaccino destinato a prevenire la malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) nei soggetti di età pari o superiore a 16 anni.

Contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) con le istruzioni per produrre una proteina presente su SARSCoV-2, il virus responsabile di COVID-19.
Il vaccino non contiene il virus e non può provocare la malattia.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) viene somministrato in due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra.

I virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre.

Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule.

Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è fatto con molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike.

Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una microscopica vescicola lipidica che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike.
Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule.
La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2
Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARSCoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo.

L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione

Il vaccino ha seguito tutti i protocolli e gli studi clinici di sicurezza ed efficacia. Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino.

Le reazioni avverse osservate più frequentemente (più di 1 persona su 10) nello studio sul vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sono stati in genere di entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione.

Per ogni altro approfondimento e per conoscere nel dettaglio le FAQ messe a disposizione dall’AIFA:

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1279946/FAQ-Vaccinazione_anti_COVID-19_con_vaccino_Pfizer.pdf

Dott.ssa Anna Longanella